“Contenuti onirici in trasformazione durante il Lockdown” di Anna Petrachi

“Contenuti onirici in trasformazione durante il Lockdown” di Anna Petrachi

     I sogni parlano di noi, della nostra vita e della nostra quotidianità, parlano di ciò che ci sta accadendo. Nel periodo della pandemia mi è capitato di ascoltare diversi sogni dei miei pazienti e di osservare la presenza di alcuni motivi specifici. Durante il Lockdown i sogni parlano di caos emotivo e descrivono un’atmosfera angosciante: la paura del contagio, il senso di impotenza, le protezioni individuali da utilizzare, il distanziamento sociale, l’isolamento e lo stress, le vicissitudini dei nostri spazi vitali. Ho scelto di portare tre sogni di una stessa paziente per far notare sia la presenza di questi motivi ricorrenti, rilevati anche da altri Colleghi della DREAMS (Celestino, 2020; Nesci, 2020; Strangio, 2020), che il fatto, che ritengo interessante, che questi si trasformano in base alla fase specifica della pandemia.

SOGNO DEL 7/04/2020

Ero sulla strada di casa dei miei, era molto buio e nevicava. C’erano delle macchine in fila e tra queste c’era quella di mio padre che stava aspettando di entrare nel garage che abbiamo in comune. Lui non riusciva ad entrare perché tra le macchine e il garage la strada era innevata. Io passo accanto alla sua macchina, saluto mio padre e lui mi dice: “Vai verso la serranda del garage e prova ad aprire”, così provo ma mi rendo conto che la neve non me lo permette e che io non posso toglierla. Gli dico: “Non si apre perché la neve è molto alta, non riesco a toglierla, prova a vedere se c’è un posto auto fuori”. Mi allontano e un vicino che era affacciato e aveva visto la scena gli dice: “Parcheggia li vicino alla mia macchina”. Poi arrivo a casa mia e mi sembra di stare in Grecia, con un bel terrazzo soleggiato e le case bianche tipiche della Grecia. Salgo delle scalette per entrare a casa e vedo il mio compagno che mi aspetta e mi sorride da una finestra. Continuando a salire, dal muretto del mio terrazzo, vedo per strada dei miei colleghi (di lavoro) che vagano spaesati e impauriti nella neve. Mi rendo conto che non posso far nulla ma, nonostante tutto, dentro casa mia, anche se fuori c’è la neve, io percepisco benessere perché su di me c’è il calore del sole.

INTERPRETAZIONE

     La neve è rappresentativa della anomalia della pandemia stessa e della difficoltà che ha comportato in lei, nel padre, nei colleghi, nel vicino di casa, insomma in ognuno di noi. Del resto a Roma la neve è un evento eccezionale che genera serie difficoltà di movimento e spostamento come appunto la pandemia.

     La casa diventa il luogo sicuro, la paragona alla calda Grecia che le da una sensazione di benessere. Non credo sia stato un caso che il suo inconscio abbia scelto proprio la Grecia, dato che c’è stato un momento in cui la Grecia rispetto a tutta l’Europa ha avuto meno casi di COVID.

     Nel sogno emerge anche il tema dell’impotenza e dello spaesamento (Freud, 1919). La paziente non può aiutare il padre e neppure i colleghi che vagano, ma allo stesso tempo compare anche il tema di vivere un problema comune infatti è il vicino che, insieme a lei, suggerisce una soluzione al padre per parcheggiare la macchina. Compare anche il tema della lontananza, del distanziamento sociale. Ad esempio lei prova ad aiutare il padre, ma senza entrare nella macchina del padre, il vicino da dei suggerimenti, ma stando affacciato dal balcone, ed infine lei vede lo spaesamento dei suoi colleghi dal suo terrazzo.

SOGNO DEL 14/04/2020

Andavo in un autogrill con la mia macchina ed era sera. Prendo un dosso e mi si rompe una ruota, cerco aiuto da certi dipendenti dell’autogrill, ma mi guardano male, non si avvicinano nemmeno e anzi mi accusano che se la macchina si è rotta è colpa mia e quindi non intervengono.

Ero frastornata e preoccupata, così chiamo mio padre per farmi venire ad aiutare. Lui mi dice che sta arrivando ma in realtà non arriva, aspetto tanto ma niente. Poi lui mi telefona e mi dice che non mi può aiutare perché anche a lui si è rotta la macchina.

Quindi cerco di parlare con i tipi dell’autogrill, spiegando loro che non li voglio accusare, che non pretendo nulla da loro, insomma che non sono una persona cattiva ma che vorrei solo una mano per tornare a casa mia, dico: “Voglio solo una ruota nuova”. Questi mi guardano sospettosi ma allo stesso tempo si calmano e mi dicono “Ok… non avevamo capito, vediamo cosa possiamo fare”. Così mi cambiano la ruota e finalmente torno a casa.

INTERPRETAZIONE

     In questo sogno, come nel precedente, emerge di nuovo l’angoscia relativa agli spazi abitabili (la macchina). C’è ora, col perdurare del Lockdown, un senso crescente di staticità, di impossibilità al movimento: la macchina non può più muoversi perché la ruota si è bucata. Quando la paziente ha fatto questo sogno era nel periodo clou della pandemia dove, appunto, non ci si poteva più muovere. Emerge di nuovo il senso di impotenza: il padre non può aiutarla perché “anche a lui si è rotta la macchina”. Di fatto, nella realtà, nessuno poteva muoversi. Emerge così il tema, anche questo tipico del periodo clou della pandemia, della paura dell’altro: non ci si fida di nessuno, tutti siamo per tutti un potenziale pericolo di contagio, i tipi dell’autogrill non si avvicinano alla ragazza, la guardano in modo sospettoso e addirittura l’accusano che sia lei causa del suo problema. Ritornano così le angosce persecutorie, già rilevate da uno di noi nell’analisi dei sogni portati nel corso delle consultazioni online con i medici in prima linea nell’emergenza COVID (Nesci, 2020).

SOGNO DEL 12/05/2020

Ero in macchina per strada e cercavo un parcheggio per andare in un parco perché era una bella giornata. Andavo piano per cercare posto e ne trovavo tanti: ne vedo uno, ma sembrava troppo piccolo, ne trovo altri due ma il manto stradale era scivoloso, quindi la macchina scivolava con tutto il freno a mano. Poi ne trovo un altro, ma lì mi avrebbero fatto una multa e infine trovo il posto adatto, un pochino lontano rispetto a dove dovevo arrivare, ma mi adeguo. Parcheggio e mi incammino verso il parco e in mano avevo un barattolo, abbastanza grande, di vetro, con dentro della terra e una piantina. Sul tragitto incontro mia madre che, indicando la piantina, mi dice: “E’ inutile, non serve a niente” ed io senza fermarmi le rispondo: “Vabbè ma io la porto lo stesso a prendere il sole che le fa bene” e finalmente entro nel parco.

INTERPRETAZIONE

     Non è un caso che il tema centrale di questo sogno sia finalmente la libertà di movimento e il desiderio dell’aria aperta, calda e ravvivata dal sole, un’aria esterna che può far bene alla piantina (sé stessa) che da nutrimento e calore, non come negli altri sogni precedenti dove tutto era buio e freddo. Infatti il 4 maggio riaprono diversi parchi, giardini pubblici e aree verdi a Roma, dove ogni cittadino può andare con prudenza tenendo sempre a mente i rischi che si possono correre se non si mantiene il distanziamento sociale. Tali rischi, nel sogno, sono rappresentati dalle difficoltà iniziali di parcheggio e dalla paura espressa dalla paziente attraverso le parole della madre “tanto non serve a niente”. In questa nuova fase della pandemia, con la riapertura dei parchi che sembra dar ragione al desiderio che “Andrà tutto bene”, come hanno scritto i bambini sui balconi, la paziente non si da per vinta e porta la sua piantina a prendere il sole, protetta comunque da un vetro, come tutti noi possiamo muoverci coperti da una visiera protettiva (il barattolo di vetro) o da una mascherina.

BIBLIOGRAFIA

Celestino D. “L’immaginario Collettivo nei Sogni dei Pazienti nel Periodo del Lockdown” webinar DREAMS ONLUS, 2020.

Freud, S. “Il perturbante” (1919) in Freud S. Opere vol. IX, Boringhieri, Torino.

Nesci, D.A. “Supporto Online a Medici in Prima Linea nell’Emergenza COVID-19” webinar DREAMS ONLUS, 2020.

Strangio A. comunicazione personale ai Soci DREAMS, email del 9/07/2020.

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