“La psicoterapia on line costruzione di un luogo sicuro” di Alessandra Notaro

“La psicoterapia on line costruzione di un luogo sicuro” di Alessandra Notaro

     “Folle è colui che non ha memoria”, scrive Schopenhauer (Aforismi sulla saggezza del vivere, 1994). Lo spazio psicoterapeutico è un luogo privilegiato in cui recuperare la propria storia perduta. Parte fondamentale dell’inizio di qualsiasi viaggio narrativo o esplorativo è la costruzione di una “base sicura” (Bowlby, 1989).

     Il paziente è l’Eroe della sua storia anche se nella maggior parte dei casi non sente di esserlo. Questa sensazione si evince nel momento in cui il paziente racconta che non si sente padrone degli eventi che vive o ha vissuto, che si sente dunque in balia degli altri, del contesto, oppure si evince in quei disturbi psicopatologici quali la depersonalizzazione e la derealizzazione. Lo psicoterapeuta, di volta in volta, tramite i fenomeni transferali, è un personaggio coinvolto nella narrazione. Il transfert non è qualcosa da temere ma di inevitabile e necessario per il procedere della narrazione che si va costruendo nel setting psicoterapeutico.

Nei passaggi che delineo di seguito, e partendo da due sogni in particolare di un paziente seguito da me online durante il periodo di quarantena, mostrerò come la psicoterapia online ben si presta a fornire un luogo sicuro se questo viene co-costruito in un processo condiviso, tra paziente e terapeuta. Il paziente apparentemente chiedeva aiuto per “attacchi di panico” ma era in realtà spaventato da eventi adolescenziali di cui si sentiva in colpa o si vergognava ed aveva sofferto di una dipendenza da videogiochi ed in generale da Internet. Si presentava dunque come una persona spaventata dalle relazioni reali, così come dall’uscire di casa. Potremmo dire che si tratta di uno di quei pazienti che la DREAMS riesce a seguire grazie alla sua struttura istituzionale, di gruppo di psicoterapeuti in grado di seguire i pazienti sia vis-a-vis che online.

Di questo paziente riporterò due sogni, uno del periodo dell’inizio del lockdown ed uno successivo alla riapertura.

SOGNO 1, Periodo INIZIO QUARANTENA


Il paziente racconta di trovarsi in un luogo che ricorda nelle ambientazioni un film horror. Con lui c’è una ragazza. Sta esplorando un edificio quando sente come una presenza dalla quale deve scappare. Sente che gli sta per venire un attacco di panico quando la ragazza gli dice che è solo un videogioco. E mentre glielo dice è come se vedesse tutto attraverso uno schermo.

     Il mio vissuto controtransferale è centrato sull’importanza che il terapeuta cerchi di fornire quella sicurezza di base che promuove il processo psicoterapeutico rendendolo possibile. Compito del terapeuta, scrive J. Bowlby, è fornire una base sicura, la stessa che il caregiver fornisce alla persona di cui si prende cura. Il sogno è nel mio vissuto la risposta del paziente all’angoscia derivante sia dalla pandemia (il film horror) che dall’inizio della psicoterapia vis-a-vis (nell’edificio c’è una presenza dalla quale deve scappare). Ma c’è una ragazza con lui (io, la sua psicoterapeuta, nel transfert) che assolve alla funzione del fornire un luogo sicuro, e gli consente di proseguire il processo della psicoterapia rendendoglielo assimilabile ad un videogioco, dove non si muore realmente e dunque non c’è motivo di essere vittima dell’attacco di panico.

     Prendere coscienza del fatto che per la terapista il passaggio online non ha niente di unheimlich (Freud, 1919) ma è invece “familiare” risignifica lo spazio virtuale come luogo sicuro dal quale poter esplorare ed esprimere sentimenti ed emozioni. Una base da cui partire per esplorare il mondo esterno ed interno del paziente stesso. Il terapeuta si impegna ad essere affidabile, attento e responsivo, attento a rispondere con comprensione ed empatia all’attività esplorativa dell’altro “vedendo e sentendo il mondo con gli occhi del paziente”. (Bowlby, 1989)

     Le ricerche di Harlow (1965) hanno mostrato come i bambini si leghino alla madre non tanto per soddisfare i bisogni primari quanto alla ricerca di protezione e sicurezza. In questo famoso esperimento i piccoli primati nelle situazioni di pericolo e di esplorazione tendevano a preferire ad una madre robot fredda che li nutriva, una madre robot calda che non li nutriva ma era rivestita di stoffe e pelliccia. Così è compito dello psicoterapeuta far diventare “calda” la cornice virtuale della psicoterapia online, sapendo che questo riparerà, gradualmente, nel tempo, le ferite di traumi ipotizzabili nella storia vissuta del paziente (ancora tutta da recuperare e rinarrare).

     L’ansia e il panico generati da un mondo sconosciuto e minaccioso porta a ricercare quella condizione primaria e indispensabile di sicurezza e protezione venute meno; questo comportamento continua a riproporsi anche in età adulta di fronte a forti stress e traumi. Possono infatti ripresentarsi le stesse condizioni che rievocano un’antica esperienza dolorosa oppure possono subentrare nuove incertezze e insicurezze, quali abbiamo recentemente vissuto a seguito del COVID-19.

     Facendo ora un parallelo con l’esperimento di Harlow, la psicoterapia online che potrebbe apparire un mezzo artificiale e artificioso, può invece rispondere a quelle caratteristiche di accoglimento e protezione nel momento stesso in cui il terapeuta si impegna ad essere affidabile, responsivo e attento all’altro ma restando ad una distanza di sicurezza, rispetto alle angosce di prossimità di cui il paziente è portatore.

SOGNO 2, periodo FINE QUARANTENA

 In questo sogno il paziente è con un amico e vede la sua ex ragazza (si sono lasciati 4 anni fa dopo una relazione a distanza durata 2 anni); ancora pensa a lei come alla ragazza ideale. Cerca di attirare la sua attenzione scontrandosi con lei dandole un colpo con la spalla, “come fanno i ragazzi per attirare l’attenzione” dice. Tuttavia non riesce a farsi notare… allora improvvisamente si trova dietro un computer e come se fossero in una chat decide di scriverle, ma non ha risposta e la ragazza da che era “online” diventa “offline”. Allo stesso tempo si trova di nuovo nella vita reale dove vede dal vivo la reazione che ha la ragazza al suo messaggio ed è un misto tra disgusto e incertezza (lo mima per farmi capire).

     Il sogno conferma che per il paziente l’online è un ambiente familiare, che conosce, è un rifugio sicuro. Vediamo come la vicinanza emotiva scatena invece comportamenti incongrui, idee frutto di presumibili esperienze traumatiche o di pregiudizi malsani (come l’idea che i ragazzi diano dei “colpi” alle ragazze per farsi notare) e quindi rinforzi un conseguente rifugiarsi nella virtualità dove non c’è pericolo che si scateni la violenza o un’impulsività sessuale male orientata. E’ possibile ipotizzare che il paziente non abbia potuto esprimersi emotivamente durante l’infanzia, per una mancanza di modelli di riferimento con cui identificarsi, e che i suoi bisogni siano stati traditi, frustrati o incompresi. Il paziente testa quindi una comunicazione online per “vedere l’effetto che fa”. Questa volta però, finalmente, grazie all’uscita dalla quarantena, può cominciare a testare anche gli effetti delle sue comunicazioni nel mondo reale (un misto tra disgusto e incertezza). Il paziente, grazie al sostegno della psicoterapeuta che lo accompagna nel processo (questa volta incarnando un amico oppure l’ex ragazza virtuale, che però è sempre la sua “ragazza ideale”) può interrogarsi su di sé, su quali siano i suoi aspetti autentici, i suoi aspetti falsi, quelli che rischiano di trasformare il mondo in un film horror dove sarà criticato, deriso o umiliato.

     Per poter portare nel mondo il nostro vero Sè dobbiamo aver fatto esperienza di una relazione “sufficientemente buona” (Winnicott, 1945) che ci ha fornito una base sicura dalla quale partire, dobbiamo avere una rappresentazione interna delle relazioni amorevole e sicura.

     La psicoterapia online, con l’enfasi sulla presenza del volto del terapeuta, come sottolineato dal prof. Scarfone nel suo video per questo nostro webinar (2020) offre un riscontro immediato “dell’effetto che fa” ed aiuta il paziente a riflettere, anche perché, come è stato osservato in una recente video-intervista di Medicina e Informazione alla DREAMS (Nesci e Averna, 2020), c’è un importante gioco di rispecchiamenti nella psicoterapia online dove terapista e paziente vedono se stessi mentre vedono l’altro!

     Lo schermo della psicoterapia online evidenza le microespressioni facciali ed enfatizza le verbalizzazioni del terapeuta circa il vissuto emotivo. Lo stesso accade in molti esperimenti condotti con la diade madre-bambino: il piccolo è alla continua ricerca del volto della madre e di una sua risposta soprattutto quando esplora il mondo. Se la madre rimane impassibile alle sollecitazioni del piccolo, nel giro di pochi minuti possiamo assistere al pianto del bambino, sinonimo di angoscia.

     La presenza del terapeuta quindi riporta a quell’antica esperienza del “volto della madre” nel quale il paziente ricerca conforto, comprensione e ascolto. Questo è ancora più importante dal momento in cui, come ci ricorda Bowlby, il paziente si aspetta di essere criticato, rifiutato o umiliato. Esperienze che si sono inevitabilmente verificate. Il paziente può quindi non credere che si possa fidare del terapeuta, che capisca i suoi imbarazzi o si comporti gentilmente nei suoi confronti.

     Un altro paziente che seguo online nella prima seduta mi disse “lei mi deve assicurare che mi vorrà bene”. Anche qui si è manifestato il fantasma di una rappresentazione inconscia di un antico legame minaccioso e angoscioso.

     In questo caso la psicoterapia online si offre quale mezzo privilegiato per ricostruire la storia emotiva alla base dei modelli che si ripropongono e il paziente potrà ristrutturarli facendo tesoro di nuove esperienze relazionali da interiorizzare.

     “La psiche umana, come le ossa, è fortemente incline all’autoguarigione. […] Il lavoro del terapeuta, come quello dell’ortopedico, è di fornire quelle condizioni in cui l’autoguarigione possa meglio avvenire”. (Bowlby, 1989) Per agevolare tale processo quindi la comunicazione emotiva a livello verbale e ancora meglio preverbale tra terapeuta e paziente, favoriti dal dispositivo tecnologico, svolge un ruolo cruciale nel fondare una base sicura, un porto sicuro in mezzo alla tempesta, così che il viaggio possa ripartire e, una volta acquisiti gli strumenti, anche se le vele si dovessero lacerare, il paziente saprà come rattopparle in modo da poter continuare.

     Di solito in questa fase il paziente, consultatosi con il terapeuta, può decidere di concludere la sua psicoterapia, forte del pensiero che in ogni caso il “porto” rimarrà lì ad accoglierlo. Questa volta il tesoro, un vero tesoro, potrà essere non più sepolto, ma piuttosto conservato in un luogo facilmente ritrovabile.

Bibliografia

Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Harlow, H.F., Dodsworth, R.O., Harlow M.K. “Total social isolation in monkeys,” Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 1965.

Nesci, D.A., Averna, S. “Psicoterapia Online per pazienti oncologici. Il valore del supporto a distanza per non far sentire soli i pazienti e i loro familiari. Il legame con lo psiconcologo. La casa come luogo protetto.” https://www.medicinaeinformazione.com/psicoterapia-online-per-pazienti-oncologici.html

Shopenhauer, A. (1994). Aforismi sulla saggezza del vivere, Mondadori, Milano, 1994.

Winnicott, D. W., (1945) “Lo sviluppo emozionale primario”. Tr. it. in: Winnicott, D. W., (1958) Dalla pediatria alla psicoanalisi. Martinelli, Firenze 1975.



 



Una risposta.

  1. admin ha detto:

    Con piacere segnalo che la foto che arricchisce questo Post è dell’artista Lucia Simone, si intitola “Consumed Reality” ed è datata 2018.

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