Psicoterapia online: dal punto di vista del paziente – di Marzia Benvenuti

Psicoterapia online: dal punto di vista del paziente – di Marzia Benvenuti

     Erano anni che avevo finito la mia terapia, ma l’inizio della specializzazione nella Scuola Internazionale di Psicoterapia nel Setting Istituzionale (SIPSI) e alcuni eventi recenti della mia vita, mi hanno spinta a iniziare un nuovo percorso, con obiettivi diversi, più funzionali alla vita che svolgo ora. Per via del Coronavirus, anche se il terapeuta a cui mi sono rivolta è lo stesso che mi ha seguito per anni, siamo stati costretti a modificare il setting e abbiamo iniziato una terapia online.

     Come prima cosa, ho subito pensato a dove avrei potuto svolgere i colloqui. La mia casa è molto piccola e le pareti non sono così spesse da attutire più di tanto i suoni, inoltre, non vivo da sola e, grazie al Coronavirus, in casa c’è sempre qualcuno. Come prima cosa avrei dovuto trovare un luogo tranquillo che mi permettesse di garantire la necessaria privacy, altrimenti, non sarei riuscita ad aprirmi con il mio terapeuta. Così, ho pensato di svolgere i colloqui all’interno della mia automobile. A tal proposito, credo che questa scelta non sia stata casuale. Durante i precedenti anni di terapia, infatti, era spesso emerso il simbolismo inconscio della macchina che appariva frequentemente nei miei sogni e che abbiamo sempre interpretato come “mente pensante”. Il passaggio da una macchina simbolica, che raffigurava la mente nei miei sogni, alla mia automobile reale come “oggetto inanimato” (Akhtar, 2003) del setting della mia terapia online (Nesci e Coll., 2018), apriva nuovi orizzonti per il mio percorso terapeutico.

     A livello inconscio questo mio “gesto parlante” (Racamier, 1980) mi sembra un messaggio potente, che mi permette di fare dei passi in avanti verso l’acquisizione di una maggiore autonomia. Essendo un luogo a me familiare, mi permette di sentirmi più a mio agio e quindi di aprirmi ulteriormente, più che l’ambiente dello studio del terapista, in cui ora continuo ad essere presente ma solo in modo virtuale.

     In conclusione se, precedentemente, il contesto in cui davo spazio a me stessa si trovava in un luogo che, al di fuori dei limiti spazio-temporali della terapia stessa, era per me inaccessibile, ora invece una parte importante della cornice del setting è qualcosa di mio, che mi appartiene e a cui posso accedere quando voglio… Un grande aiuto a capire che l’analisi è un processo interiore che può continuare a svolgersi al di fuori dei limiti della seduta, ogni qual volta uno desideri entrare in contatto con il proprio sé…

     A mio avviso, un altro aspetto positivo della psicoterapia online è lo schermo che si frappone tra il paziente e il terapeuta, poiché, funge da ulteriore strumento che facilita l’autonomia del paziente. Il terapeuta, inconsciamente, viene percepito come più distante, più lontano. Questo facilita una presa di coscienza a partire da sé stessi. Provo a spiegarmi meglio. Mentre avendo il terapeuta concretamente davanti si è tentati a dargli un ruolo più rilevante, come se ci mettessimo totalmente nelle sue mani, ora diventa più marginale, assume un ruolo di confine, diventando più che altro un facilitatore, non più un salvatore onnipotente. Questo porta il paziente a sentirsi maggiormente responsabile di sé e tentare di elaborare i vissuti in maniera più autonoma, cercando il terapeuta prevalentemente nei momenti di impasse o per facilitare l’emersione dei contenuti inconsci, altrimenti inaccessibili.

     A quanto esposto vanno però aggiunti anche i limiti che questo nuovo setting comporta. In particolar modo, va evidenziato il fatto che si è maggiormente esposti a distrazioni. Nel mio caso specifico, in cui ho scelto un luogo che si trova all’esterno e che ha molti vetri, ogni persona che passa lì davanti passeggiando con il cane può essere fonte di distrazione.

     Come paziente posso quindi dire che questo cambio di setting, per quanto mi riguarda, l’ho trovato stimolante e adeguato alle mie esigenze e mi ha permesso di sentirmi parte attiva del processo terapeutico, soprattutto in un momento in cui l’emergenza COVID-19 non lasciava altra scelta, se non quella di rinunciare alla terapia. Ho la sensazione di essere più auto-noma e pro-attiva e mi sento facilitata nell’integrazione della mente contenitore con la mente pensante. La macchina simbolica dei miei scenari onirici è divenuta reale elemento inanimato del setting della mia psicoterapia online e io ora sento di avere il foglio rosa e sto iniziando, goffamente, a fare le mie prime guide. Comincio a credere che al termine dei miei percorsi (terapeutico e formativo) prenderò finalmente la patente!

Una risposta.

  1. M.Rosaria ha detto:

    Brava Marzia, sono “quasi” un Counselor relazionale e questo articolo, oltre ad essere scritto bene, mi ha aiutato a prendere maggiore consapevolezza dell’efficacia dei colloqui non in presenza. Mi sembra di capire che ci possa essere crescita ed apprendimento anche con la modalità on line, se si è pronti al cambiamento per ritrovare il proprio sé più autentico!

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